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Caso Vibonese. Ma siamo ancora in uno Stato di diritto sportivo?

(di Marcel Vulpis) – Che l’Italia fosse un Paese molto particolare lo so da tempo, ma che riuscissimo a farci del male anche da soli mi mancava. Da alcune settimane, in un ideale braccio di ferro che vede coinvolti un club (la Vibonese), una Lega (la Lega Pro) e una federazione (la FIGC), si sta assistendo a qualcosa di incredibile.

E’ vero, la Vibonese calcio (piccola società con sede a Vibo Valentia fondato nel 1928) non è un top club, non raccoglie allo stadio migliaia di tifosi, non attrae network tv, ma il diritto è diritto, soprattutto se, come italiani, ci vantiamo di vivere e muoverci in uno Stato di diritto. Peccato, però, che nel caso della Vibonese, questo “diritto” non solo stia venendo a mancare, ma non venga neppure reso “esecutivo”. Pur in presenza di una sentenza che prevede per la Vibonese il “diritto” di essere ammesso in Lega Pro (serie C – nella foto il presidente Gabriele Gravina), dopo aver preso il posto del Messina (il cui finale tutti conosciamo), che sembrerebbe aver giocato, il precedente campionato, con una fideiussione non valida (singolare che nessuno degli organi di vigilanza in Lega Pro se ne sia accorto per tempo, ma questa è una altra storia).

La Vibonese, come qualsiasi altro club, ha deciso di ricorrere in giudizio (giustamente) e, altrettanto giustamente, ha vinto. Esiste una sentenza, peccato che non sia stata eseguita (anche questa è una forte anomalia) da parte della FIGC. Una cosa mai vista nel diritto sportivo italiano. Anzi, la FIGC ha deciso di ricorrere (di fatto contro se stessa) portando gli atti della “sua” sentenza davanti alla Collegio di Garanzia del CONI. Sembrerebbe la trama di un’opera di Luigi Pirandello, invece siamo in Italia e nel 2017.

Una immagine del Salone d’onore del CONI – Palazzo “H”.

Chiediamo al presidente Carlo Tavecchio (FIGC), di usare il metro del “buon senso”, perché si rischia veramente di cadere in un errore marchiano e visto, ripeto, che continuiamo a pensare di vivere e muoverci in uno Stato di diritto, questo benedetto “diritto” applichiamolo. Non ha senso (come FIGC) presentarsi davanti al Collegio di garanzia del CONI. Tra l’altro è come dire: “Abbiamo sbagliato e non sappiamo come uscirne“. Ma una eventuale sentenza contro la Vibonese sarebbe una violazione di un diritto già conquistato.

La Vibonese ha il diritto di giocare in serie C, quest’anno, se ciò non avverrà si prefigura una grave violazione di un diritto conquistato attraverso una sentenza “regolare”. E se fossi il presidente della Vibonese, in caso di violazione di questo diritto, mi difenderei in tutte le sedi competenti (al di fuori della giustizia sportiva) a tutela dei miei legittimi interessi.

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Marcel Vulpis

Marcel Vulpis

1 Comment

  1. Antonio
    3 settembre 2017 at 16:10 — Rispondi

    Veramente squallido quello che sta accadendo alla Vibonese, specialmente dopo che è stato scoperto come il Messina abbia giocato un campionato senza una giusta fide.
    Però siamo in Italia dove l’onestà è spesso una cosa negativa. Veramente incredibile come faccenda. Gravina specialmente si dovrebbe dimettere.

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