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Ghiretti (SGPlus): Sport e Turismo, binomio strategico per lo sviluppo delle economie territoriali

Sport e Turismo, un binomio inscindibile sempre più forte in tutti i principali Paesi industrializzati che genera flussi economici (diretti e indiretti) potenzialmente 365 giorni l’anno. Per comprendere i trends di questo specifico comparto, ne abbiamo parlato con Roberto Ghiretti, fondatore di SGPlus, struttura leader (con basi a Parma, Milano e Roma) nello “sport advisoring” in Italia.

1) Da diversi anni assistiamo a best practices soprattutto all’estero. Qual è la situazione in Italia?
R: Come SGPlus, da diversi anni, studiamo questo mondo con attenzione, puntando soprattutto sulla progettualità. Si tratta sicuramente di un mercato (quello sport-turistico) molto articolato. Si “distende” in diverse sotto categorie. Possiamo parlare di turismo “passivo” (recarsi in un luogo prestabilito solo per seguire un evento sportivo), “attivo” (partecipare ad una maratona, che si svolge in un determinato luogo turistico), “attivo per destinazione” (scegliere la destinazione in base ai propri interessi – come nel caso del “wellness”). Il turismo sportivo vale il 10% dell’industria turistica nel suo complesso. E’ sicuramente un mercato destinato a crescere. Con una spesa media, in Italia, di circa 200 euro al giorno (possono salire fino a 400-500, per esempio in caso di target alto-spendenti, come la community del rugby, per eventi del calibro del Six Nations). Questo mercato si muove attraverso due modalità: passaparola (buzz marketing) ed esperienza personale. In totale è così suddiviso: 80 per cento turisti italiani e 20 per cento stranieri.
E’ una piattaforma che genera flussi di incoming importanti, così come in termini di business: al Mugello, per il Motomondiale, vi sono mediamente 160 mila pernottamenti, per 27 milioni di euro di volume d’affari.
Più in generale, è partito come “concetto di nicchia”, ma si sta evolvendo anche nel nostro Paese in modo importante. Pesa non solo il luogo scelto, ma anche la capacità di attrazione e di far diventare protagonisti chi vi partecipa in modo attivo.

D: Quali sono i modelli virtuosi di sport e turismo in Italia, uscendo dal format tradizionale dei flussi turistici collegati al “grande evento” sportivo?

R: Puntare sulla progettualità è l’unica strada percorribile, questo a prescindere. Nel caso specifico, è il fattore strategico, grazie alla creazione di eventi sportivi di forte impatto e dal buon risultato socio-economico. Ci sono diversi esempi “virtuosi” nel nostro Paese, dove località turistiche, diventando sport-oriented, hanno saputo crescere e diventare punti di attrazione, anno dopo anno. Intanto partiamo da un dato: un italiano su quattro sceglie la propria vacanza su un’offerta sportiva. Però è altrettanto importante sottolineare come il turismo sportivo ha bisogno di “spogliarsi” dell’abbinamento automatico con il “grande evento”. Penso, per esempio, a Castiglione della Pescaia (in provincia di Grosseto), che ha saputo credere ed investire sul binomio bici-mare (tra aprile e giugno), senza ideare per forza un calendario di manifestazioni. Grazie a questa piattaforma di eventi c’è stata una crescita del 15-20% in poco tempo.

Ben venga il grande evento sportivo, ma alla fine deve vincere l’indicazione del luogo come destinazione e la capacità di attrazione delle sue strutture. Un altro esempio concreto: le Tre Cime di Lavaredo (nelle Dolomiti di Sesto – nella foto qui sopra). Qui si svolgerà un importante mondiale di mountain bike. Il comune locale ha deciso di investire su un big event sportivo per “battezzare” un luogo, ma è stato necessario costruire una strategia specifica. Questo è quello, che, con grande attenzione agli scenari futuri, “rimprovero”, se rifletto ulteriormente sul tema, sia a livello nazionale e regionale.
D: Come si sta muovendo in questo settore specifico SGPlus?
R: Stiamo lavorando con la Regione Toscana e siamo nel gruppo di lavoro creato all’interno della struttura Toscana Promozione Turistica. L’obiettivo è lavorare sulla progettualità per gestire nuovi flussi turistici.
Oggi ogni ente, comune, regione, sta lavorando molto su questo “mercato” specifico. Talvolta in diverse aree vedo, però, delle partite “singole”, scollegate da logiche di sistema. Su questo si dovrebbe lavorare di più ed è essenziale il lavoro delle istituzioni e della politica in generale. Manca in diversi casi una politica di indirizzo, sia a livello locale, sia in ambito nazionale. Nel futuro, mi auguro che possa nascere una “cabina di regia” generale, proprio per governare questi processi (presenti e futuri). Il territorio di Varese e quello della Toscana sono due esempi virtuosi (solo la maratona di Firenze genera 5 milioni di euro), ma bisogna lavorare perché queste best practices in Italia possano svilupparsi sempre di più.
D: In sintesi, al di là delle criticità appena illustrate, per i comuni, e più in generale per gli enti locali, il binomio turismo-sport è un modo per rilanciarsi o svilupparsi come destinazione turistica?
R: Sport e Turismo possono potenziare assolutamente l’economia di un territorio. Dirò di più: è una modalità unica anche per riconvertirsi. Lo sport porta sul territorio flussi importanti di denaro, ma è essenziale affidarsi a strutture professionali, che conoscano in modo approfondito questo mercato.

D: L’Italia avrà l’onore di ospitare nel 2022 la Ryder Cup di golf. Questi grandi eventi possono aiutare a far esplodere il mercato in esame nei prossimi anni?
R: Il turismo sportivo, ripeto, ha dei numeri che sono sotto gli occhi di tutti. Al di là del beneficio economico diretto (60 milioni di pernottamenti ogni anno in Italia e 9 miliardi di euro di fatturato – a livello mondiale si parla di 800 miliardi di dollari di giro d’affari), importante in questa fase contingente dell’economia tricolore, c’è anche un beneficio “indotto”, che riverbera sul territorio di competenza, così come, ed è importante ricordarlo, sul mondo dell’associazionismo locale.

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