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Ultim’ora – Napolipress.com spiega le ragioni del divorzio De Laurentiis-Marino

La sala stampa del San Paolo si trasforma d’incanto nel set più interessante di tutte le proiezioni cinematografiche. Altro che Baarìa, altro che Tornatore! Ciak si gira; Aurelio De Laurentiis scoperchia in un solo istante il suo Vaso di Pandora. In poco più di mezz’ora lava in pubblica piazza i panni di famiglia indicando tutti i soggetti responsabili, raccontando fatti e misfatti, il tutto con la precisione chirurgica di colui che sa di non poter sforare, di colui che al danno non vuole aggiungere la beffa. Nessuna accusa, nessuna critica, nessuna querela. Ma intanto "lo sfogo" presidenziale non lesina alla stampa quei particolari che avrebbero portato allo scontro-confronto atteso per domani alle ore 14.00.

I rospi da cacciare sono diventati troppi per la bocca di Aurelio, e mandarli giù, oppure, ancor peggio, far finta di nasconderli sarebbe soltanto gratuitamente deleterio. Ed ecco allora sbottare il sanguigno De Laurentiis che non solo lamenta l’assenza di un direttore sportivo mai gradito dal dg Marino, ma anche la discutibile scelta cromatica della iniziale pavimentazione di Castelvolturno (particolare però a nostro avviso non molto rilevante al fine di una questione cosi ben più importante ndr), il tardivo allestimento di una palestra d’avanguardia ("Ho dovuto chiamare i miei uomini da Roma, e in poco tempo ho fatto uscire fuori i 250 metri quadri per la palestra e anche l’assegno di 110.000 euro per la Techno Gym"), la partecipazione azzardata al torneo Intertoto, la mancanza di un terzino sinistro, l’eccessiva presenza di calciatori in organico, il troppo tempo speso nel tentare la trattativa Obinna, il consiglio quotidiano di non dar importanza agli organi di stampa, la prematura cessione di Daniele Mannini alla Sampdoria ("Meno male che ho insistito per cederne solo il 50%"). Ed ancora: l’assenza, tra i dirigenti societari, di figure professionali in grado di parlare più lingue straniere, lo scollegamento totale con altre realtà sportive internazionali ("Volevo andare a giocare in Scozia, in Cina e negli Stati Uniti, e invece devo vedere che ci vanno a giocare gli altri…"), lo scarso gradimento verso il modulo 3-5-2 ("E’ da tanto che ho chiesto di poter vedere la squadra schierata con un 4-4-2").

fonte: www.napolipress.com

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Marcel Vulpis

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