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Editoriale – Chelsea football mood…

I believe“. Era lo slogan scritto, più con il cuore che con la ragione, da due giovani football-fan del Chelsea, arrivati ieri sera a Monaco, su uno striscione artigianale. Probabilmente nemmeno loro ci credevano veramente, ma il calcio è un mondo magico dove tutto è possibile, dove in una finale di Champions si può perdere dopo essere andati in vantaggio per tre reti a zero (come è successo purtroppo al Milan diversi anni fa contro il Liverpool a Istanbul). E poi c’è la maledizione della squadra che ospita a casa propria la Champions league o quella che una volta era la Coppa dei Campioni. E’ successo alla Roma, in una finale maladetta, sempre contro il Liverpool e successivamente al Barcellona prima che diventasse la corazzata che oggi tutti conosciamo.

Ecco che allora anche il Bayern, memore di quanto sopra ricordato, avrebbe dovuto preparare meglio la partita persa ieri sera ai rigori contro il Chelsea, il team che non ti aspetti. Capace di fare barricate nel ritorno di semifinale contro il Barça, di presentarsi in finale con un allenatore (Roberto Di Matteo), che sì conosce i suoi ragazzi, ma non aveva mai provato a cimentarsi oltre la Premier league.

Una finale dal risultato annunciato per molto, ma che non era considerarsi per nulla scontata. Il Chelsea non aveva nulla da perdere. Se fosse uscito sconfitto, tutti avrebbero sentenziato che il Bayern aveva giocato in casa, che aveva il favore del fattore campo (tifosi inclusi), che i giocatori bavaresi erano in migliori condizioni, e via discorrendo. E invece dopo essere andati in vantaggio per una rete a zero, con un gesto atletico di Thomas Mueller, il Chelsea in pochi minuti (ne mancavano 8 alla fine) ha cercato di concretizzare una delle poche occasioni create davanti alla porta del Bayern. Ci è riuscito Didier Drogba, il giocatore di maggiore qualità dei Blues e da lì il corso della partita è cambiato. Anche il rigore dato o “regalato” a Robben, e dallo stesso sbagliato clamorosamente, non è servito a chiudere il match. 

La roulette dei rigori è stata affascinante come sempre e anche dopo l’errore di Juan Mata (chiamato per il Chelsea a calciare per primo) ha lasciato sempre la sensazione che da un momento all’altro ci potesse essere una scintilla in grado di ribaltare il fattore campo dei bavaresi (per inciso i rigori sono stati titati proprio nella “tana” degli ultras biancorossi). Alla fine sempre Drogba, dopo due errori dei tedeschi, ha messo la parola fine a un match non bello, ma emozionante per la dinamica dell’evento. 

Gli anglosassoni amano chiamare queste manifestazione con l’aggettivo “epico”. Probabilmente è vero, ma alla fine, se ci pensiamo, non c’è nulla di più irrazionale del mood (per dirla all’inglese) di un tifoso. Adesso anche il sottoscritto “ci crede”, perchè il sogno dei Blues, al primo successo in Champions, è diventato realtà (con soddisfazione tra l’altro del magnate russo Roman Abramovich) a dispetto di tutto e tutti. 

(da Monaco) – Pensieri di viaggio dal ritorno di una trasferta inaspettata in terra bavarese, dove il Chelsea F.c.  ha vinto a sorpresa contro tutti i pronostici, sul Bayern Monaco, la sua prima Champions league, grazie alle performance del campione africano Didier Drogba. Quando il calcio è ancora emozione e sogno…

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Marcel Vulpis

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