Punto e a Capo

IL MARKETING NON E’ UNA “NEFANDEZZA”

di seguito l’intervento di Jacobelli (QN):

Abete telefona per spiegare perchè nel 2009, la maglia della Nazionale quattro volte campione del mondo diventera’ azzurra stinto, un incrocio cromaticamente modificato fra l’Argentina e la Lazio, con pantaloncini e calzettoni marroni. Un autentico obbrobrio che ha scatenato le proteste dei lettori e di cui abbiamo chiesto conto alla Federazione. Il capo del calcio italiano precisa subito: "La nuova divisa verra’ utilizzata soltanto in giugno, durante la Confederations Cup che si disputera’ in Sudafrica".

L’idea geniale e’ stata formulata dai creativi di uno sponsor dei campioni del mondo che non merita di essere citato e sicuramente fruttera’ un bel gruzzolo alla federazione. Abete rassicura: "Prima di procedere abbiamo consultato il Museo del Calcio di Coverciano trovando riferimenti con il colore in uso negli Anni Trenta e abbiamo
mostrato la nuova divisa anche ai giocatori perche’ il loro parere e’ evidentemente importante visto che la maglia la indossano loro".

Par di capire che fra Cannavaro e gli altri non ci siano state fiere opposizioni: cosi’ il 15 giugno 2009, a Pretoria, teatro di Italia-Usa, vedremo l’Italia colore azzurro slavato con agghiacciante combinazione di marrone. Vivaddio, sara’ un esperimento limitato nel tempo. Se c’e’ una cosa da difendere gelosamente nel calcio che si vende pure le bandiere, pennoni compresi, questa e’ la maglia della Nazionale: significa storia, blasone, tradizione.

Il marketing, il merchandising e tutte le altre nefandezze commerciali del terzo millennio devono essere presi a calci quando minacciano il simbolo stesso della squadra piu’ amata dagli italiani. A giudicare dal tono delle sue parole e dalla precisazione che si tratta di una scelta limitata nel tempo, Abete sembra essersene reso conto. Buon Natale.

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commento: Secondo noi ci sono problemi ben più gravi nel nostro calcio che la maglia "celestina" della Nazionale. Se Jacobelli ha questa "vis" eroica di natura lo invitiamo a intervenire su una lista di problemi lunga quanto il raccordo anulare di Roma (siamo pronti quando vuole ad elencarglieli tutti). Non capiamo, poi, quali sono queste nefandezze commerciali del Terzo Millennio e perchè il marketing deve essere preso a calci (solo per il gusto di farlo). Ne saranno felici i "suoi" colleghi del marketing di QN, che cercano di aiutare i giornalisti dello stesso quotidiano a vendere qualche copia in più e a pagare in quota parte anche i loro stipendi. Non ci dimentichiamo che la quasi totalità dei giornali italiani deve la sua sopravvivenza ai contributi pubblici di sostegno all’editoria (di cui non è esente nemmeno il Corsera) e alla "vituperata" pubblicità. Prima di offendere categorie che lavorano di fianco alla propria poltrona ragioniamo un attimo con la testa. La barca è la stessa e come si diceva un tempo: "Chi sputa in cielo in faccia gli ritorna". 

Ricordo sempre al collega Jacobelli che un giornale per essere totalmente libero deve (o meglio ancora "dovrebbe") dipendere solo dagli abbonamenti dei suoi lettori. Se così fosse domani chiuderebbe l’intero comparto dell’editoria. E’ triste, ma è così. Me lo auguro di cuore, ma difficilmente vedrà mai la luce un giornale che abbia simili caratteristiche. Però mai disperare Xavier, magari un giorno lo fonderai e lo dirigerai tu! Buon Natale anche a te e alla vituperata maglia "celestina" della Puma.  

 

L’idea della Puma di lanciare una nuova maglia color celeste (al posto del tradizionale azzurro Savoia) ha scatenato una campagna stampa "negativa" contro la FIGC guidata dal Quotidiano Nazionale di Xavier Jacobelli. Una crociata che ha portato il direttore di QN a dare giudizi non troppo positivi per chi lavora abitualmente nel marketing. Non ce ne voglia il Direttore, ma questa volta ha torto.

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Marcel Vulpis

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