(Se) questo è un Paese (in)civile. Il caso di Matteo, ragazzo down allontanato
(di Marcel Vulpis) – Quello che è successo a Matteo, ragazzo con sindrome di “down”, allontanato dalla panchina dell’Orbetello volley (come riportato oggi da molti media) da un arbitro troppo zelante, conferma la rigidità mentale di questo Paese: super-rigoroso con Matteo, giovane di 20 anni, che voleva solo stare in panchina con il padre (Andrea Bartolini – allenatore dello stesso team), e, invece, per eccesso di zelo, è stato allontanato dal parquet. Un regolamento sciocco, oltre che offensivo, nei confronti di questo ragazzo, che, attraverso lo sport e il rapporto con il padre-allenatore, sta trovando la sua dimensione nella vita.
Ci dovremmo vergognare tutti a vivere in un Paese qual è oggi l’Italia. Mi auguro solo che il presidente della Fipav Toscana e il numero 1 della Federvolley intervengano a breve, per ridare serenità a questo giovane, che, più di altri, ha bisogno di essere aiutato. Lo sport, è bene ricordarlo, è socializzazione ed emozione allo stato puro. Certamente non è un’aula della Corte di Cassazione. Giusto prevedere regole di ingaggio, ma mai eccedere, altrimenti si scade nel ridicolo e, in questo caso, nel disumano.
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