Sponsor – Premier league sul tetto d’Europa
C’è crisi, ma non per tutti in
Europa. Il mercato delle sponsorizzazioni di maglia in Premier League ha
fatto registrare, in un solo anno, un aumento del 25%. Questo è il dato che
emerge da una ricerca condotta da Sponsorship intelligence, che evidenzia come
il valore delle sponsorizzazioni sia passato da 150 milioni di euro (2011/12) a
187 milioni di euro per la stagione in corso.
La crescita di 37 milioni testimonia come, nonostante la
situazione di crisi economica, la Premier League riesca costantemente ad
aumentare il proprio fatturato. Nessun altro campionato nazionale in Europa
presenta simili valori (la serie A italiana, per esempio, anch’essa in crescita
del 10%, si attesta su 80,4-80,9 milioni di euro). E’ la lega calcistica più
ricca, a partire dal suo title sponsor, il marchio Barclays, che investe più di
48 milioni di euro per firmarla (oltre alle collaborazioni commerciali con
Nike, Ea sports, Topps e Lucozade). Un dato strettamente collegato al valore
non solo calcistico, ma soprattutto economico, della Premiership britannica,
stimato in 2,5 miliardi di euro da Deloitte, senza considerare l’audience tv
mondiale pari a 4,7 miliardi di contatti.
Sul terreno delle sponsorizzazioni di maglia spicca il
poker di squadre composto da Manchester United (nelle ultime ore ha attivato,
per la prima volta, l’account Twitter del club), Manchester City, Liverpool e,
a sorpresa, il Sunderland. Ciascuna di queste squadre incassa 25,5 milioni di
euro annui, grazie rispettivamente agli investimenti di Aon (ManUtd), Standard
Chartered (Liverpool), Etihad airways (ManCity) e Invest in Africa
(Sunderland). Proprio grazie a quest’ultimo partner i biancorossi del
Sunderland hanno fatto un salto di qualità passando da 3 mln (del marchio
“Tombola”) a oltre 25 mln.
Dietro il livello top, c’è, poi, un gruppo di squadre
guidate da Chelsea (Samsung/17,5 mln), Newcastle (Virgin money/12,7) e
Tottenham (Aurasma/12,5). Chiudono questa speciale classifica il Wigan e il
Norwich con investimenti comunque superiori a 1,5 milioni di euro a testa.
Il campionato inglese è destinato a fare un ulteriore
salto di qualità nel 2014/15. Tra due anni, infatti, il Manchester United avrà
sulle maglie il marchio Chevrolet (quest’anno appare solo sulla parte alta
dello schienale della panchina). Un contratto “monstre” del valore di
445 milioni di euro spalmati su sette stagioni. Circa 63,5 milioni di euro
annui. La cifra più alta mai pagata da un’azienda nella storia delle
sponsorizzazioni calcistiche. Un importo destinato a modificare radicalmente i
valori di molti altri top club inglesi e a far schizzare oltre i 220/250
milioni di euro a stagione l’intero comparto delle jersey-sponsorship della
Premier league.
Bundesliga, campionato virtuoso
Stadi pieni, bilanci sani e ricavi in crescita. E’ la
ricetta, in tempi di crisi, del calcio tedesco, “benchmark”, ovvero
modello di riferimento, per il sistema europeo. Più di 130 milioni di euro in
sponsorizzazioni di maglia (la media per club è superiore ai 7,2 miloni di
euro), con il contratto Bayern Monaco-Deutsche Telekom rinnovato, proprio
quest’anno, per 25/30 milioni di euro. Pur non essendo un campionato attraente
sotto il profilo del gioco, la Germania presenta stadi costantemente in sold out, aree ospitalità di alto
livello (come quella dell’Allianz Arena di Monaco), un forte coinvolgimento
delle tifoserie e una cornice tv-commerciale di tutto rispetto. Il Bayern
Monaco da anni, per esempio, ha come consulenti un pool di ex registi della tv
pubblica, che seguono le riprese delle partite per ottimizzare la visibilità
degli sponsor a bordo campo. Sempre il Bayern è il club di calcio europeo con
il maggiore livello di ricavi commerciali, pur non avendo il blasone sportivo,
su scala internazionale, di Real Madrid, Manchester United o Liverpool. Più in
generale, il campionato tedesco presenta una media spettatori (42 mila presenze
negli stadi), che fa invidia a mezza Europa e il 57% dei club di prima
divisione presenta conti positivi. Una assoluta rarità in un continente, quello
europeo, dove, secondo i dati forniti dalla stessa Uefa (organo di governo e
controllo del calcio Ue), il 67% dei football club presenta un peggioramento
dei dati di bilancio.
La Bundesliga 2012 vale 1,74 miliardi di euro (+5%
rispetto alla precedente stagione), presenta il record di tutti i tempi in
termini di abbonamenti (482.500 tessere sottoscritte dai tifosi), ma
soprattutto ricavi commerciali per 816 milioni di euro da parte dei 18 club
della prima divisione.
Una Liga sull’orlo del fallimento.
Spende più di quanto incassa. E’ il paradosso del calcio
spagnolo, dove la BBVA Liga (l’equivalente della nostra serie A) vale 1,72
miliardi di euro in termini di ricavi, ma è esposta sul sistema bancario per
3,5 miliardi.
Tecnicamente è fallita, ma il calcio anche in Spagna è
un “ammortizzare sociale” e lo show-business deve andare andare
avanti. Non è un caso se il calciomercato iberico, quest’anno, non ha superato
gli 80 milioni di euro, praticamente il 75% in meno rispetto a solo cinque anni
fa quando i top club della Liga (Real Madrid, Barcellona, Atletico de Madrid e
Valencia) mettevano in campo acquisti e trasferimenti per oltre 320 milioni di
euro.
Il mercato delle sponsorizzazioni, così come quello dei
diritti tv, è appiattito sull’asse Real Madrid-Barcellona. Le Merengues
incassano 25 milioni di euro dall’operatore di scommesse austriaco Bwin, gli
azulgrana hanno siglato, appena un anno fa, un contratto record (prima che
arrivasse la notizia di Chevrolet-ManUtd) per cinque anni (166 milioni di
euro), con un valore stagionale superiore ai 30 mln. Complessivamente le
sponsorizzazioni iberiche valgono 75 milioni di euro, ma due terzi di questa
cifra è assorbita dai due top club in esame, che gareggiano, ogni anno, per
l’ambito trofeo della Liga. Il resto del plotone spesso non supera il milione
di euro per valore maglia.
Ligue1 nel segno degli arabi
Il Paris Saint-Germain è la regina incontrastata del
calciomercato. Quest’anno alla corte dell’emiro qatariota Al Thani sono
arrivati Pocho Lavezzi (Ssc Napoli), Marco Verratti (Pescara), ma soprattutto
Zlatan Ibrahimovic (A.c. Milan). I francesi stanno “saccheggiando” il
resto d’Europa, con una particolare predilezione per quello tricolore.
In ambito nazionale sono la squadra da battere, anche se
nelle prime tre gare hanno totalizzato appena 3 punti, ma è chiaro che queste
manovre di mercato stanno modificando tutti i valori del campionato. Solo a
livello di calciomercato quello francese ha superato i 210 milioni (contro i
170 milioni della Bundesliga tedesca), con 145 milioni di euro spesi proprio
dal PSG.
Il valore delle sponsorizzazioni (la serie A d’oltralpe come
sistema vale 1,05 miliardi d euro) è ancora basso: non supera i 57 milioni di
euro. Fly Emirates paga 6 milioni di euro per apparire sulle maglie del Paris
Saint Germain. Nonostante gli sforzi economico-sportivi dei parigini, peraltro sempre più a rischio fair play
finanziario, il calcio francese,
ad eccezione di piazze come Lione, Bordeaux e Marsiglia, è caratterizzato dalla
presenza di troppi club di provincia. Il rischio reale è che la società di Al
Thani aumenti il gap tecnico con il resto del campionato, svuotandolo di fatto
e cristallizzandosi in una dimensione Champions, dove, comunque, troverà sempre
i club inglesi, spagnoli e tedeschi ad arginarne l’ascesa sportiva.
fonte: www.italiaoggi.it
Premier league sul tetto d’Europa. E’ il campionato più ricco, a partire dalle sponsorizzazioni di maglia: 187 mln di euro (+25% di crescita).
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